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Nato a Sinope, sul Mar Nero ventoso
Tra pesci salati e da un padre ambizioso
Derise i potenti, lanciò una gallina a Platone
Dimostrando che il sapere era solo presunzione
Diogene viveva nudo, come un dannato
Un cane rabbioso, testardo, sporco e affamato
Rideva dei saggi, chi nella vita si affannava
Non temeva il pubblico quando si masturbava
E rimproverato, disse come se fosse cosa banale
"Magari bastasse strofinarsi la pancia per smetter d'aver fame"
Alessandro Magno lo visitò incuriosito
Lo guardò e gli disse alzando un sol dito
"Esaudirò uno qualsiasi dei tuoi desideri
Posso farlo davvero, basta che me lo chiedi"
E Diogene rispose a quel re e imperatore
"Spostati dunque, fai ombra e copri il sole"
Nel traffico lento mi sento prigioniero
Di un sogno venduto al miglior offerente
Vorrei come lui rider davvero
Del mondo civile e della sua gente
Come Diogene, nudo e sincero
In un mondo troppo assurdo per essere vero
Come Diogene, servo di nessuno
Libero di essere rozzo e inopportuno
Come Diogene, a costo di sembrar un po' strano
Vivere libero fuori dal gregge umano
Rifiutò il denaro, il letto e la fama
Disse che l'uomo si vende per la sua brama
Visto un bambino bere con le mani a coppa
Frantumò la sua unica ciotola e guardandola rotta
Rise del gesto con il sorriso beffardo
Di chi non ha nulla ma non vive da bugiardo
Non ho lanterne, ma cerco anche io la verità
Nascosta nei rifiuti della nostra civiltà
Forse la follia è l'unica vera coerenza
In un mondo che adora vivere solo d'apparenza
Nel fango dell'odio si perde il cammino
Si vive il riflesso di un mondo meschino
E mentre il capo mi grida in faccia
Per il ritardo e l'aria distratta
Vorrei come lui rider davvero
Del mondo civile e della sua gente
Come Diogene, nudo e sincero
In un mondo troppo assurdo per essere vero
Come Diogene, servo di nessuno
Libero di essere rozzo e inopportuno
Come Diogene, a costo di sembrar un po' strano
Vivere libero fuori dal gregge umano